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8 set 2017

SPRINT: Weight vs Plyometric vs Resistance





“Lo sprint è senza dubbio il più universale requisito atletico richiesto per il successo negli sport di squadra, situazionali e individuali”. (Comfort, P., et al., 2012)


Ma prima di parlare di sprint ed accelerazione è necessario parlare di forza.
La forza è l’espressione di una successione temporale di attività muscolari generata per svolgere un’azione motoria con lo scopo di:
1 - opporsi ad una resistenza
2 - variare la velocità dei movimenti
3 - cambiare la disposizione spaziale
Quindi possiamo affermare che la forza è l’elemento determinante delle capacità condizionali. Resistenza, velocità e potenza derivano dalla capacità di estrinsecare forza dall’apparato muscolo-scheletrico.
Quindi per aumentare la velocità e l’accelerazione è necessario lavorare sulla forza. Vi sono numerosi metodi di allenamento su quest’ottica e altrettanti studi che mettono il luce i pregi di ogni una, ma raramente sono raffrontate e altrettanto raramente sono raffrontabili per metodiche e distanze. Pertanto l’obiettivo di questa ricerca si è basata sul trovare e analizzare ricerche quanto più simili per protocolli, carichi, durata e soprattutto metri di sprint, focalizzandosi sui 20 metri. Distanza che può esser ritenuta molto importante per gli sport di squadra come calcio, rugby e football americano ad esempio, ma anche nell’atletica.
L’obiettivo dell’analisi è il confronto tra diverse metodiche che hanno come obiettivo comune l’aumento della forza negli arti inferiori, ma sfruttano metodi diversi. I metodi presi in considerazione sono: allenamento con sovraccarichi ( con carichi maggiori/uguali al 80% 1RM), corse con zavorre (i due metodi esaminati sono corsa con slitta pesante e corsa con paracadute) raffrontati con l’allenamento pliometrico. Nel tentativo di individuare quale sia l’allenamento migliore per migliorare i tempi nei 20 metri.


I dati riportarti dalle varie ricerche sono relativi la forza degli arti inferiori e l’accelerazione nei 20 metri, sono stati riportati il numero e l’età dei soggetti, i tempi relativi i 20 metri prima e dopo la somministrazione di un determinato protocollo di lavoro, infine sono riportate le variazioni percentuali dei tempi nei 20 metri.
Tra i risultati presenti in tabella possiamo esaminare che quasi tutti gli studi hanno sempre portato ad un decremento nei tempi.
Gli studi che analizzavano l’effetto di esercizi con sovraccarichi hanno avuto risultati molto variabili.
Il primo studio che confronta forza esplosiva con carichi bassi con forza sub massimale con carichi alti espone un decremento nel tempo di entrambi i gruppi seppure vi è un risultato migliore nel gruppo esplosivo (HGV: -4.3%; LVG: -2.9%). Nel secondo non vi è una differenza di allenamento ma semplicemente la presenza o meno di personale di aiuto ed è già bastato a portare miglioramenti diversi ma non così significativamente diversi (UNSUP -1.2 ± 1.2%; SUP -0.8 ± 0.6%). Il terzo gruppo ci offre un dato molto particolare infatti nonostante sia un esperimento molto simile al primo porta risultati estremamente diversi, i soggetti che si sono allenati con carichi sub-massimali hanno aumentato i tempi di percorrenza di più del gruppo di controllo (JS30 ~ -1%; JS80 ~ +2%; C ~ + 1%). Questo dato è estremamente interessante quando viene confrontato con la quarta ricerca, la quale lavora con carichi più alti ma porta ad un miglioramento considerevole (~ - 6%).
Per quanto riguarda le ricerche sulle corsa zavorrata abbiamo risultati concordanti tra la corsa con il paracadute (Un.resisted ~ -2%; Parachute ~ -3.3%) e la corsa con la slitta pesante (Control Group -0.58 ± 0.77%; Very heavy Sled group -1.21 ± 2.27%). Lo studio sugli effetti dell’allenamento pliometrico ci da dei dati estremamente significativi (PG ~ -8.2%;
Per quanto riguarda le ricerche sulle corsa zavorrata abbiamo risultati concordanti tra la corsa con il paracadute (Un.resisted ~ -2%; Parachute ~ -3.3%) e la corsa con la slitta pesante (Control Group -0.58 ± 0.77%; Very heavy Sled group -1.21 ± 2.27%). Lo studio sugli effetti dell’allenamento pliometrico ci da dei dati estremamente significativi (PG ~ -8.2%;
Per quanto riguarda le ricerche sulle corsa zavorrata abbiamo risultati concordanti tra la corsa con il paracadute (Un.resisted ~ -2%; Parachute ~ -3.3%) e la corsa con la slitta pesante (Control Group -0.58 ± 0.77%; Very heavy Sled group -1.21 ± 2.27%). Lo studio sugli effetti dell’allenamento pliometrico ci da dei dati estremamente significativi (PG ~ -8.2%;
Per quanto riguarda le ricerche sulle corsa zavorrata abbiamo risultati concordanti tra la corsa con il paracadute (Un.resisted ~ -2%; Parachute ~ -3.3%) e la corsa con la slitta pesante (Control Group -0.58 ± 0.77%; Very heavy Sled group -1.21 ± 2.27%). Lo studio sugli effetti dell’allenamento pliometrico ci da dei dati estremamente significativi (PG ~ -8.2%; CG ~ +2.5%)
Quindi possiamo affermare che la variazione percentuale degli studi presi in esame per le diverse metodiche è stata: per quelle con il focus su 1RM Squat: ~ -1.78% ± 4.22%; per quelle sulla Corsa con resistenze: ~ - 2.255% ± 1.045% e infine per gli studi sull’allenamento Pliometrico: ~ -8.2%.
La ricerca, dunque, rafforza la teoria per la quale è necessario allenare la forza degli arti inferiori per aumentare l’accelerazione, ma non mostra differenze significative tra l’uso di programmi di forza con sovraccarichi massimali con programmi che sfruttino resistenze per zavorrare la corsa. D’altro canto i programmi pliometrici espongono un aumento più importante, ma anche in questo caso lo scarso numero di ricerche presenti in letteratura ne influenza la veridicità del dato.



BIBLIOGRAFIA
· Blazevich, A. J., et al. (2002). Effect of the movement speed of resistance training exercises on sprint and strength performance in concurrently training elite junior sprinters. Journal of Sports Sciences, 20(12), 981-990.
· Comfort, P., et al. (2012). Are changes in maximal squat strength during preseason training reflected in changes in sprint performance in rugby league players?. The Journal of Strength & Conditioning Research, 26(3), 772-776.
· Coutts, A. J., et al. (2004). Effect of direct supervision of a strength coach on measures of muscular strength and power in young rugby league players. The Journal of Strength & Conditioning Research, 18(2), 316-323.
· Martinopoulou, K., et al. (2011). The effects of resisted training using parachute on sprint performance. Biology of Exercise, 7(1).
· Morin, J. B., et al. (2016). Very-Heavy Sled Training for Improving Horizontal Force Output in Soccer Players. International journal of sports physiology and performance, 1-13.
· Ozbar, N., et al. (2014). The effect of 8-week plyometric training on leg power, jump and sprint performance in female soccer players. The Journal of Strength & Conditioning Research, 28(10), 2888-2894.
· Schuenke, M. D., et al. (2002). Effect of an acute period of resistance exercise on excess post-exercise oxygen consumption: implications for body mass management. European journal of applied physiology, 86(5), 411-417.





6 lug 2015

Attività fisica e benefici

Per condurre una vita sana e mantenersi in forma occorre avere uno stile di vita corretto, una giusta alimentazione e costanza nell'allenamento fisico. In ogni stadio della vita il corpo va in contro a cambiamenti fisici e psichici, dunque non esistono, in assoluto, periodi in cui l'attività fisica sia sconsigliata, se non per casi patologici particolari. Il movimento fisico generale ha un'importanza fondamentale sulla nostra salute perché ci conduce ad uno stato di benessere totale che tutti bramiamo ed ad una reale pressa di coscienza del proprio corpo e dei suoi movimenti.
Fare movimento dovrebbe essere una routine per tutti, ma non per tutti sono appropriati gli stessi esercizi.
Ogni individuo deve seguire il suo programma di allenamento e curarsi che quest'ultimo sia appropriato alle proprie capacità.
Ma qual'è l'allenamento più appropriato? ogni metodica presenta numerosi vantaggi ma altrettanti svantaggi. Tra tutte la più adeguata per ogni soggetto, partendo dal più allenato a quello più sedentario è l'allenamento funzionale. Uno dei suoi sottogruppi, il calisthenics, è composto da esercizi a corpo libero, richiamanti movimenti quotidiani, e quali si evolvono gradualmente in esercizi più complessi. è considerabile un allenamento naturale in quanto non servono attrezzatura ma unicamente il proprio corpo, il che lo rende il miglior tipo di allenamento per ovviare alla sedentarietà.

Fin dall’antichità i benefici dell’attività fisica erano conosciuti e elogiati.  Nei secoli la visione verso l’attività fisica cambiava a seconda di quello che la società richiedeva.  L’ideale atletico dell’antica Grecia, espresso nell’arte e nella letteratura, era collegato ad un preciso comportamento sociale. La necessità di essere adeguato fisicamente per adempiere ai propri doveri di cittadino. La ginnastica e lo sport servivano a preparare i giovani alla vita militare e ad apprendere modi di vita conformi al proprio stato sociale e fisico. Nel antica Grecia la ginnastica veniva considerata un’arte del movimento fisico a servizio della grazia e della bellezza del corpo e per lo sviluppo del senso sociale, del gusto estetico e della personalità individuale. Contemporaneamente venne considerata una pratica per conservare la salute e prevenire le malattie. Platone affiancava la ginnastica alla medicina: “Due sono le arti che si occupano del corpo umano, la medicina e la ginnastica: la prima per curare il corpo malato, la seconda per rendere robusto il corpo sano”.
Anche in Cina ed in India erano state codificati fin dall’antichità esercizi ginnici con finalità igieniche e mediche.
 I Romani invece praticarono la ginnastica finalizzata alla formazione di un corpo sano e robusto, atto a sopportare le fatiche del combattimento militare. Anche nel corso del medioevo la ginnastica ebbe unicamente finalità di addestramento militare. Solo a partire dal XVIII secolo l’attività ginnica è stata rivalutata non solo per le sue finalità di tipo militare, ma anche per quelle igieniche, mediche e soprattutto educative. I romani compresero l’importanza dell’educazione fisica e la valorizzarono, istituendo scuole, fissando norme, sollecitando giovani ed adulti ad educare il proprio corpo, seppur per fini utilitari. Inoltre, altro contributo di notevole importanza fu la diffusione di manifestazioni popolari che, obbedendo alle norme dell’esercizio e del regolamento, introducevano allo stato embrionale i principi dello sport.
Nell’età moderna, il sorgere della nuova concezione di educazione fisica e il dibattito seguente rivelavano il problema del corpo e del suo valore, della salute, dell’igiene, delle relazioni tra corpo e mente, ma soprattutto del rapporto tra educazione fisica ed educazione intellettuale e morale [Monica Mincu].
L’attività fisica ha numerosi effetti benefici, sia a livello fisico che psicologico, tra cui:
·         temprare il carattere;
·         sviluppare capacità cognitive e l’intelligenza motoria ;
·         sviluppare massa magra;
·         bruciare gli acidi grassi e diminuire la massa grassa;
·         fortificare e sviluppare la struttura ossea;
·         stimolare il sistema metabolico;
·         regolarizzare la secrezione di ormoni;
·         fortificare il carattere;
·         sviluppare l’autostima e l’autoefficacia;
·         potenziare il sistema immunitario;
·         diminuire il rischio di obesità e aiutare a combatterla;
·         aiutare a combattere il diabete mellitio;
·         diminuire il rischio di malattie cardiache;
·         combattere la depressione;
·         aiutare a smaltire lo stress ed ansia;
·         migliorare il sonno;
·         ridurre il rischio di demenza;
·         ridurre il rischio di Alzheimer;
·         stimolare cameratismo ed al contempo rivalità agonistica;
·         prevenire i comportamenti a rischio, ed atteggiamenti violenti;
·         prevenire e ridurre l’osteoporosi, fratture ossee e dolori traumatologici di origine muscolo scheletrica;
·         prevenire l’ipercolesterolemia, e l’ipertensione;

·         in età evolutiva sviluppare abilità umane e capacità di socializzazione;